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Il parere della SIM circa il Million Women Study
I risultati del Million Women Study (MWS), pubblicati su Lancet
il 9 agosto 2003, confermano la sussistenza di un rischio aumentato
di sviluppare un tumore mammario in corso di terapia ormonale sostitutiva.
L'allarme ingenerato dallo studio ha subìto un'amplificazione
mediatica tale da ingenerare nell'utenza e nei medici molta confusione
e comprensibile apprensione. In particolare i mezzi di comunicazione
tendono ad enfatizzare i rischi della terapia ormonale sostitutiva,
senza sottolinearne gli indubbi vantaggi.
Si rende pertanto necessario e doveroso chiarire alcuni punti essenziali.
DATI SALIENTI DELLO STUDIO
Nell'ambito del programma nazionale di screening per il carcinoma
della mammella, coordinato dal National Health Service inglese,
tra il 1996 ed il 2001 tutte le donne in età compresa fra
50 e 64 anni sono state invitate a sottoporsi ad una valutazione
mammografica ogni tre anni. L'invito conteneva inoltre un questionario
volto a verificare l'utilizzo di un eventuale trattamento ormonale
sostitutivo in postmenopausa. Il reclutamento finale ha potuto contare
1.084.110 donne, di cui circa la metà aveva assunto o stava
assumendo un qualsiasi trattamento ormonale.
Rispetto alle donne che non erano mai state sottoposte a terapie
ormonali ("never users"), coloro che in passato avevano
assunto ormoni ("past users") hanno dimostrato un rischio
relativo (RR) di sviluppare un carcinoma mammario praticamente sovrapponibile
alle prime (RR=1.01; I.C.=0.95-1.08). Nelle donne attualmente utilizzatrici
("current users") il rischio era globalmente più
elevato in modo significativo, anche se differente a seconda del
trattamento ormonale. In particolare, le current users di soli estrogeni
hanno presentato un RR=1.30 (I.C.=1.22-1.38; p<0.0001), le utilizzatrici
di terapie combinate estro-progestiniche un RR=2.00 (I.C.=1.91-2.09;
p<0.0001) e le donne che assumevano tibolone un RR=1.45
(I.C.=1.25-1.67; p<0.0001). Né la via di somministrazione,
né il tipo di estrogeno e nemmeno la posologia hanno dimostrato
differenze significative rispetto all'andamento prima descritto.
La durata del trattamento è sembrata essere una variabile
importante, con comportamenti differenti per i diversi tipi di molecole
utilizzate. Le current users di soli estrogeni hanno evidenziato
un RR=1.25 (I.C.=1.10-1.41; p=0.003) per una durata di trattamento
inferiore ai 5 anni, mentre per una durata superiore ai 5 anni un
RR=1.32 (I.C.=1.20-1.46; p<0.0001). Le utilizzatrici di trattamenti
estro-progestinici hanno invece presentato un RR=1.74 (I.C.=1.60-1.89;
p<0.0001) per una durata di trattamento inferiore ai 5 anni e
un RR=2.17 (I.C.=2.03-2.33; p<0.0001) per una durata superiore
ai 5 anni. Infine, le current users di tibolone hanno dimostrato
un RR=1.32 (I.C.=1.04-1.69; p=0.03) per una durata di trattamento
inferiore ai 5 anni, mentre per una durata superiore ai 5 anni un
RR=1.57 (I.C.=1.30-1.90; p<0.0001).
Come prima evidenziato, le donne che in passato avevano assunto
trattamenti ormonali non hanno dimostrato un rischio diverso dalle
never users. In particolare il rischio di comparsa di neoplasia
mammaria declina rapidamente dopo un anno di sospensione (RR=1.14;
I.C.=1.01-1.28; p=0.03), per annullarsi del tutto dopo cinque anni
(RR=1.05; I.C.=0.82-1.34; p non significativo).
ANALISI DEI DATI
Questo studio di coorte non randomizzato ha come unico punto di
forza le sue dimensioni.
I punti chiave sono in sintesi i seguenti:
- i dati precedentemente descritti riguardo al lieve aumento di
tumore al seno (vedi studio WHI) per le donne utilizzatrici di
estro-progestinici sono stati confermati, così come è
confermato l'aumento del rischio col progredire del periodo di
assunzione.
- il trattamento estro-progestinico comporta un aumento dell'incidenza
di tumori al seno maggiore rispetto alla somministrazione di soli
estrogeni qualunque sia il progestinico utilizzato
- il tibolone è associato anch'esso ad un aumento
significativo di neoplasie mammarie, sebbene in tono minore rispetto
ai preparati estro-progestinici
- il rischio di tumore al seno diminuisce drasticamente già
nel primo anno successivo alla sospensione del trattamento, per
annullarsi del tutto dopo 5 anni.
In generale è possibile che i bias presenti nello
Studio, che utilizza una metodologia sub-ottimale, abbiano contribuito
alla sovrastima dell'evento. In particolare, per quanto attiene
specificamente ai soli estrogeni e al tibolone, i dati del
MWS non si accordano con risultati di precedenti studi in fase III
e fase IV e dello stesso WHI. Non è quindi logico che si
producano allarmi in attesa dei nuovi dati che saranno forniti sia
dal trial clinico non interrotto del WHI con gli estrogeni, sia
dai trials clinici in corso sugli effetti del tibolone sull'incidenza
del carcinoma mammario.
COMMENTO
Malgrado il numero di casi reclutati possa apparentemente lasciare
poco spazio a commenti negativi, è necessario sottolineare
alcune importanti riserve sul significato dei risultati e sul peso
delle considerazioni conclusive.
Innanzitutto, si tratta di uno studio osservazionale che si basa
essenzialmente su dati ricavati da un questionario. L'essenza stessa
di uno studio osservazionale non randomizzato prevede la presenza
inevitabile di numerosi bias, che riguardano sia la selezione
delle pazienti che la tipologia di farmaci prescritti, oltre che,
nel caso specifico, le modalità di raccolta dati del questionario.
Esso ha pertanto solamente una funzione indicativa, senza avere
mai il potenziale di provare realmente le osservazioni cliniche.
A dimostrazione di tale fatto, il confronto con il WHI, unico trial
randomizzato e controllato col tumore mammario come uno degli end
points primari, trova differenze non del tutto spiegabili: il rischio
globale di tumore al seno nelle current users è di 1.66 nel
MWS contro l'1.3 nel WHI. In termini percentuali, si tratta di una
differenza circa doppia, che non riesce ad essere giustificata.
Lo stesso discorso può essere esteso alla combinazione estroprogestinica,
che determina da sola un rischio relativo pari a 2 (anche se con
diversi tipi di progestinici), mentre nel braccio del WHI interrotto
era di 1.33.
L'unico dato di cui disponiamo, fornito dal complesso dei dati
epidemiologici sia del WHI che del MWS, è che le utilizzatrici
correnti di HRT hanno un modesto incremento del rischio di sviluppare
un carcinoma mammario, che si realizza numericamente in 2 - 6 casi
in più per 1000 donne dopo 5 anni e in 6 - 19 casi in più
per 1000 dopo 10 anni.
L'importante domanda, cui non possiamo ancora rispondere è
se la terapia ormonale induce il carcinoma mammario, oppure se si
limita a promuoverlo. La seconda ipotesi, e cioè che la HRT
non induca ma promuova la diagnosi di un tumore preesistente, è
supportata dai seguenti fatti: 1. il rischio diminuisce considerevolmente
dopo un anno di sospensione della terapia, per annullarsi del tutto
dopo 5 anni; 2. la diagnosi di carcinoma nelle utilizzatrici si
verifica rapidamente, dopo pochi anni dall'inizio del trattamento.
Si può quindi concludere che:
- I risultati del Million Women Study non rendono necessari
urgenti modifiche nel trattamento della donna in menopausa.
- La decisione di iniziare un trattamento ormonale sostitutivo
deve essere presa sulla base delle esigenze individuali della
donna e va rivalutata almeno ogni anno, data la velocità
con cui si stanno accumulando le informazioni.
- I benefici della terapia ormonale sostitutiva di breve durata
in postmenopausa per il trattamento della sintomatologia neurovegetativa
sono decisamente superiori ai rischi.
- Nei trattamenti a lungo termine le donne devono essere informate
sull'aumento di incidenza di neoplasia mammaria e di altri effetti
avversi.
- Tutte le donne, soprattutto se in trattamento, devono accedere
allo screening mammario dopo i 45 anni.
Prof. Secondo Guaschino
Presidente Società Italiana per la Menopausa (SIM)
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